Il chip sottopelle per le persone è ormai realtà. Tra gli ultimi casi otto dipendenti di un'azienda belga hanno ricevuto il chip sottocutaneo.

I Chip sottopelle sono da sempre rilegati ai film di fantascienza e visti poco più di semplice fantasia ma con l’avanzare della tecnologia, in particolare alla miniaturizzazione di componenti elettronici, la loro esistenza è diventata sempre più reale.

Tanto reale da avere i primi casi reali tra la popolazione e non in qualche laboratorio Top Secret sperduto nel deserto del Nevada. Influenzati dai film e dal complottismo molti la ritengono come la forma di controllo finale sul popolo da parte dei signori che governano il mondo. D’altro canto c’è chi ne vede i progressi scientifici e i conseguenti benefici, da ciò ne consegue una spaccatura in due vie di pensiero che si amplificherebbero nel caso in cui l’utilizzo di chip sottocutanei venisse proposto su vasta scala ai livelli di dipendenti una multinazionale o persino abitanti di uno Stato.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa sono questi chip sottopelle.

Con chip sottopelle si fa riferimento in particolare agli impianti RFID, dispositivi per l’identificazione e memorizzazione automatica di informazioni inerenti oggetti, animali o persone composti dal chip sottocutaneo, capsula in vetro dalle dimensioni di un chicco di riso (tag) che conterrà delle informazioni che potranno essere lette e modificabili tramite appositi scanner (reader), un esempio reale è il microchip che ogni cane deve avere per legge dove vengono riportati i dati inerenti al padrone.

Come per il cane anche nel caso dell’uomo è possibile usarlo come badge per accedere a luoghi come uffici, parcheggi o la propria casa.

La possibilità di avere tante informazioni necessarie nella vita quotidiana sempre con se in modo non invasivo(perchè un oggetto grande come un chicco di riso impiantato in una mano è come se non ci fosse) e la conseguente non necessità di tutti quei documenti, oggetti (chiavi, badge, patente) che hanno lo stesso scopo è sicuramente allettante inizialmente.

I primi sperimenti ufficiali ci sono stati e ben documentati, gli sperimentatori o testers affermano che sono molto comodi perché non devono essere trasportati e non hanno batterie da ricaricare. Inoltre non hanno funzioni proprie, per l’utilizzo e possibili modifiche è necessario uno scanner.

Un caso noto è quello di Andreas Sjöström dipendente di Sogeti, unità di consulenza tecnologica di Capgemini Group, che a dicembre ha volato da Stoccolma a Parigi con un tag sottopelle contenente informazioni che lo identificavano come un cliente della Scandinavian Airlines. Nel tag c’erano le stesse informazioni che i passeggeri hanno normalmente, come passaporto, documenti di identità e biglietto aereo.

Tante sono le potenzialità anche nel campo della medicina. Secondo Kevin Warwick, vice cancelliere dell’Università di Coventry ed esperto di cibernetica, le persone che soffrono di particolari malattie come la epilessia indossano spesso ciondoli che li identificano come malati e su cui sono riportati contatti di emergenza e alcune informazioni di base su come intervenire in caso di attacco.

Il ciondolo rispetto al tag potrebbe sempre andare perso o essere dimenticato mentre. Ma in generale Paramedici e primi soccorritori potrebbero verificare lo stato di salute della vittima conoscendo prima le patologie, allergie ecc. in modo da attuare tutte le corrette procedure di salvataggio in casi particolari.

Un altra possibilità è il pagamento, al posto di avvicinare allo scanner la nostra carta o smartphone potremmo avvicinare la nostra mano,  ma il problema attuale è la sicurezza dei dati.

I tag RFID non assicurano lo stesso livello di sicurezza dei tradizionali sistemi di pagamento. Il possibile furto o accesso ai dati senza consenso è ancora possibile.

Come introdotto nel nostro articolo il problema principale che ostacolerà la diffusione dei microchip nelle nostre vite sarà l’etica. Molti semplicemente non accettano l’impianto di un oggetto nel proprio corpo, ancora meno se a questo possono essere legate informazioni molto importanti che ci potrebbero catalogare ed essere più manipolabili da aziende e governi.

Secondo scienziati come Arianne Shahvisi della Brighton and sussex Medical School: “L’uso di un tag è eticamente accettabile per una persona che non può tenere una chiave a causa di un’artrite grave o che ha perso la mano ma se si usano in persone con demenza per trasportare le informazioni che le identificano e per essere sicuri che non perdano le chiavi potrebbe essere un problema, perché il paziente potrebbe non essere in grado di dare il proprio consenso ed essere facilmente manipolato”

Quello che abbiamo di fronte e che avremo in futuro sarà un arma a doppio taglio e che dovrà essere ben regolarizzata per evitare di essere strumentalizzato a scopi negativi un possibile elemento di progresso tecnologico come il chip sottocutaneo.

Rimanendo aggiornati su quello che succede nel mondo nella diffusione di questa pratica, l’ultimo fatto arriva dal Belgio, nella azienda Newfusion specializzata nel marketing digitale ha impiantato ad alcuni dipendenti un chip sottopelle. Questo chip non ha altro che la funzione di “badge d’identificazione”, infatti permette di aprire le porte dell’ufficio e di accedere al computer.

 Secondo il quotidiano francese Le Soir sono otto i lavoratori che hanno accettato volontariamente di farsi inserire il chip (delle dimensioni di un chicco di riso) tra il pollice e l’indice della mano.

“Nessuno è obbligato”, ha affermato il direttore dell’azienda, Vincent Nys, alla catena televisiva Vrt, spiegando che l’idea è nata quasi per gioco da un dipendente che dimenticava spesso il badge. Secondo Nys “un iPhone è dieci volte più pericoloso di un chip” in termini di violazione della privacy. I dipendenti che scelgono di non farsi impiantare il chip possono indossare un anello con le stesse funzioni.

“La tecnologia rende più facile la nostra vita quotidiana. Non bisogna provarne paura, è sufficiente sperimentarla”, ha aggiunto Nys, spiegando che il chip dispone di una memoria per inserire i propri dati relativi a contatti e biglietti di visita, in modo da poterli girare facilmente a uno smartphone tramite NFC.

Quello di Newfusion è il primo caso di impiego in Belgio, mentre è già sperimentato da anni negli Stati Uniti soprattutto fra il personale ospedaliero anche se alcuni stati, come Wisconsin e California, lo vietano.

Come in Italia, anche nel resto del mondo (rapporto dell’Associazione Medica statunitense del 2007) l’impianto di questi chip genera sospetti, non solo in termini di privacy ma anche di eventuali problemi di salute che potrebbe comportare.

Vincent Nys però non sembra farsi troppi scrupoli: “se dici di essere tecnologicamente innovativo, perché non iniziare da sé stessi?”, ha aggiunto.

Alexis Deswaef, presidente della Lega dei diritti dell’uomo in Belgio, è preoccupato. “Si tratta di un pericolo reale. Si tratta di uno strumento di controllo totale. Siamo in grado di sapere a che ora il dipendente ha iniziato a lavorare e quando ha fatto la sua pausa sigaretta. Analizzeremo poi se è stato abbastanza produttivo? Cosa faremo con i dati raccolti? In futuro venderemo un po’ del diritto alla privacy per una maggiore sicurezza o comodità?”. Anche in questo caso le opinioni sono contrastanti ed aperte al libero confronto, fateci sapere la vostra opinione su argomento più attuale che mai e potrebbe prima o poi riguardare tutti.

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Elia Furlani

Sono un perito elettronico la cui infanzia ha per sempre legato al mondo dei videogiochi e dell'elettronica, dal mio primo Gameboy si è espansa la mia passione su ogni piattaforma di gioco. Che sia console, pc o smartphone ho sempre cercato di sapere tutte le novità su i loro giochi e le loro caratteristiche hardware e software. Per contattarmi potete utilizzare il seguente indirizzo e-mail: [email protected]